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Il GDPR sta uccidendo l’email marketing ma nessuno è scontento!

Nessuno è scontento?

OK, non proprio nessuno! Sicuramente le agenzie pubblicitarie e i promotori non stanno facendo salti di gioia, vorrei ben vedere. La gente invece sì!

GDPR e email marketing.

Nell’ultimo periodo un’ondata di email ha invaso le caselle di posta elettronica degli utenti di tutto il mondo con la richiesta di autorizzazione al trattamento dei dati personali in conformità con il nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati dell’Unione Europea, il Reg. UE 2016/679 GDPR.

Come già sapete, il GDPR riguarda qualunque azienda, ovunque sia domiciliata, qualora questa abbia a che fare con persone fisiche residenti nell’UE.

Certamente! Persone fisiche. Ricordiamo ancora una volta, che il GDPR è una norma che tutela la privacy delle persone fisiche.

Email di notifica e utenti.

Molti utenti non hanno mai aperte quelle email, con grande disappunto delle imprese che le hanno inviate, soprattutto i cosiddetti marketer, che abitualmente intasano i nostri account di posta.

Marketer.

Marketer è una parola inglese che designa un’azienda o un individuo che reclamizza o promuove prodotti e/o servizi.

In italiano diremmo “pubblicitario” ma siccome l’inglese ormai invade ogni campo dello scibile, siamo soliti fare ricorso a termini della lingua d’oltre manica anche quando non ce n’è bisogno o perfino in maniera impropria.

Il rapporto della CNBC

A quanto dice un rapporto della CNBC, la gente non è interessata a queste comunicazioni, a meno che non si tratti di aziende che già conoscono e con le quali intrattengono rapporti commerciali.

L’agenzia Huge, una delle grandi aziende di marketing digitale, ha dichiarato che, negli Stati Uniti, quasi due americani su cinque hanno completamente ignorato queste e-mail. Un’altra azienda, PostUp, ha affermato che solo il 25-30% degli utenti nel mondo visualizza questi avvisi.

Questi dati sono in linea con quanto dichiarato ad esempio da MailChimp, colosso nella fornitura di servizi per email marketing, che stima che circa il 20% delle email inviate con scopi di marketing vengono aperte.

I marketer tremano!

Questa mancanza di interazione è alquanto perniciosa per le imprese commerciali e i marketer.

Le imposizioni del GDPR, quindi, stanno seriamente danneggiando questa modalità di approccio con i clienti e i potenziali utenti.

Si è più volte detto che per ogni dollaro speso in email marketing la resa è pari a 43 dollari! Già, statistiche! Che altro dire? Volete provare? Non ve lo consiglio!

Una doverosa precisazione.

È necessario qui chiarire che il GDPR non impedisce alle aziende di continuare ad inviare email ai soggetti che hanno già acquistato da loro in passato. Tuttavia, queste aziende non possono continuare a sollecitare l’attenzione dei non-clienti senza prima chiedere il loro consenso.

Comunque stiano le cose, i marketer vedono il GDPR come l’assassino, il killer, delle loro strategie di vendita.

I pop-up.

Le e-mail acquisite tramite quei fastidiosi messaggi pop-up sparati da certi siti che invitano ad iscriversi per ricevere in omaggio un e-book, quasi sempre pieno di informazioni obsolete o comunque di poca importanza, o che promettono offerte speciali e super sconti, non possono più essere utilizzati, a meno che non sia precisato lo scopo e il destinatario non opti chiaramente per continuare a ricevere tali messaggi.

Qui bisogna fare un distinguo.

Mentre la maggior parte di questi messaggi provengono da aziende che informano l’utente degli aggiornamenti delle norme sulla privacy intese a rispettare il GDPR, altri sono inviati da società che chiedono il permesso di continuare a inviare i loro messaggi di marketing.

Cosa comporta il fatto di tralasciare queste email?

Visto che gli utenti stanno trascurando queste email, le cestinano senza nemmeno aprirle, non stanno pertanto prestando il loro consenso. Di conseguenza, se tali aziende continuano a contattare questi utenti, incorrono nelle sanzioni previste dal GDPR. Il silenzio assenso non è ammesso dal GDPR, tutto il contrario! Se un utente non manifesta esplicitamente il proprio consenso, significa che NON vuole ricevere più messaggi.

I marketer sono dunque in fibrillazione perché a quel punto dovrebbero cancellare quei potenziali clienti dalle loro mailing-list. Sono infatti ben coscienti che stanno perdendo un canale di vendita.

Avete presente tutti quei boriosi esperti di marketing che nei loro blog hanno predicato per anni che il marketing è una scienza esatta? Secondo loro quelle metodologie avevano lo stesso valore di leggi della natura, sic!

Perdite colossali.

CNBC ha anche riferito che una società di marketing ha dichiarato che alcuni dei suoi clienti hanno già perso l’80% dei loro iscritti, visto che non hanno esplicitamente dato il consenso a ricevere email.

Quello che molti di noi che lavorano da lunghi anni nel settore digitale hanno sempre affermato, ovvero che niente è certo in termini di strategie pubblicitarie e che prima o poi anche l’email marketing avrebbe incontrato il suo viale del tramonto, si sta avverando. D’altra parte, non è solo una questione di GDPR, la gente è veramente stanca di essere inondata di messaggi. Non c’è materialmente il tempo per stare dietro a tutto quello che ci viene proposto… a parte il denaro per acquistare tutti quei prodotti e servizi.

Il GDPR come metodo di gestione della protezione dati.

Altro aspetto di notevole importanza è il seguente. Il GDPR riguarda solo le persone fisiche residenti nell’Unione Europea ma molte aziende, anche americane, hanno esteso la medesima disciplina anche ai consumatori statunitensi. Perché? Semplice, perché diventa alquanto costoso e complicato gestire due differenti policy in materia di riservatezza e protezione dei dati.

 

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